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Mi rifugio in libreria perché allo shopping compulsivo di scarpe e mutande ultimamente preferisco i libri. Compro, compro, compro in preda a deliri di possesso e bulimia culturale.
Leggo Stendhal perché voglio capire che cos’è l’amore e le sue declinazioni. Forse capirò anche perché sono zitella. “Buonanotte Sig. Lenin” e “C’era una volta l’Urss” perché son cresciuta coi fascisti e non ancora non mi capacito dell’inesistenza della sinistra in Italia. Non mi vergogno affatto delle mie origini statunitensi e “Cronache mediorientali” lo dimostra. Poi compro il turkish phrasebook per rispondere a modo alle occhiate languide dei portuali che affollano la mia piccola città provinciale, e Le 1000 e una notte perché soffro di insonnia.
Così tutti i santi giorni. I mattoni si accumulano sul comodino, ogni giorno leggo una decina di pagine, mi annoio terribilmente e subito esco per tornare in libreria. Altri libri. Nuovi libri; le mensole straboccano e io sono felice. E’ il packaging a fare la differenza. Le copertine comunicano più del contenuto, e anche un libro vuoto ma figo vende.

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