sinborderò

Lucy in the sky of diamons

Ottobre 1, 2009 · Lascia un Commento

mountains
Sotto il cielo della Persia perchè quello di Teheran è una grossa nube di cemento armato, asmatica e congestionata. Pannocchie cucinata alla fiamma, abbrustolite e croccanti. Tanti piatti di finta ceramica, arancio, bianco riso, uva, grappoli, rosso melograno crepato al sole. Riserve di tarof. Risate. Clacson. Musica pop farsi. Volanti impazziti, chiudi gli occhi e spingi l’acceleratore. Saabs. Migliaia di gambe si divincolano, sopra i fazzoletti si levano al vento del tramonto. Guanti bianchi. Curiosità. Sguardi interrogativi. Spontaneità dove sei. Tappeti uguale materasso. Caldo, umido, deserto, laghi di sale, freddo secco, sauna, di nuovo caldo e montagne verdi. Ancora Saabs. Aereporti in preda all’isteria femminile. Babe velate. Iec, do, se. Toman o Rial? Facciamoci una Heineken. Vuoi il bagno? Cosa ne pensi dell’Iran? Pazzi. Mai visto tanti denti sorridere, e tanto make up. Passami la sigaretta, una battuta sulle dita, mercì.

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please typewrite only

Luglio 12, 2009 · 1 Commento

typewrite

Trovare oggi una macchina da scrivere per compilare un visto consolare è un’impresa di non poco conto. Se non altro per il trasporto della valigetta da un capo all’altro della città. Mai avrei pensato esistessero ancora documenti che necessitano della macchina da scrivere per essere riempiti. E così facendo non si può dire che l’ambasciata agevoli il richiedente, né sia interessata ad incrementare il turismo del proprio Paese. Mi auguro soltanto non si soffermi ad osservare gli errori di battitura, gli zeri fatti con le o, le x fuori casella e le minuscole fuori posto.
Tutto promette bene. Il viaggio è cominciato.

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gran galà

Luglio 2, 2009 · Lascia un Commento

Cara Farnesina ti scrivo.red zone
Vorrei congratularmi per l’efficienza dimostrata durante il G8 di Trieste.via del lazzaretto vecchio
Mi sono proprio divertita.rimozioni
Porterò sempre con me il ricordo del Gran Galà al Castello di Miramare,
entusiasmante.
Freschi come rose, sorridenti, insaziabili come le cruderie del buffet.
Pareva di stare in famiglia.
Peccato soltanto per gli invitati della Sala del Trono:tra gli invitati
se anche loro fossero stati in giardino ci saremmo divertiti di più.
Pazienza.
Ma la prossima volta ricorda anche di accreditare qualche giornalista,
la security è incorruttibile.

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Kosovo, gli scontri di Brdjani

Giugno 7, 2009 · Lascia un Commento

kosovo police e manifestanti serbi

5 maggio 2009. Non passa giorno che Musa Haliti non faccia visita alle case in costruzione a Kroi i Vitakut. Lì viveva con la sua famiglia fino a quando i serbi non decisero di cacciare lui e tutti gli abitanti albanesi kosovari del villaggio, costringendoli a diventare profughi di guerra in Albania.
Quel che rimane oggi di Kroi i Vitakut,
Brdjani in serbo, sono una ventina di case, appoggiate sulle colline che circondano Mitrovica, distrutte dalla violenza della guerriglia serba e dai bombardamenti Nato del 1999. “Il ventiquattro maggio del ’99 i serbi ci hanno mandati via – racconta Musa – per due mesi abbiamo vissuto in un campo profughi in Albania gestito dagli italiani e a settembre abbiamo fatto ritorno in Kosovo. Non siamo potuti però tornare nelle nostre case perché le avevano occupate i serbi”.
Musa, insieme alla moglie Sadete e ai sei figli, vive in un ex- orfanotrofio dove hanno trovato un tetto ventisette famiglie di profughi albanesi, centoventi persone in totale. Primo piano, una stanza e un bagno: quella che un tempo era una mensa, adesso è cucina, spazio comune e camera da letto per otto di loro. “Finalmente i lavori di ricostruzione sono cominciati – commenta sollevando gli occhi lucidi – mi sembra di essere stato liberato dalla prigione, per me e la mia famiglia comincia adesso una nuova vita. Ho rivisto la mia casa dopo quasi dieci anni e ho pianto perché non potevo andare a lavorarci. Adesso voglio morire soltanto dopo essere tornato a viverci”.
Mitrovica, città simbolo della divisione etnica kosovara, è spaccata in due: il ponte sul fiume Ibar rappresenta il confine, presidiato ventiquattro ore su ventiquattro dalla Kp, la Polizia kosovara e dai militari della Kfor. I serbi kosovari non si avvicinano alla parte sud e condividono l’esiguo territorio a disposizione con altre etnie come i bosniaks. Dal canto loro, gli albanesi tolgono le targhe kosovare qualche metro prima del ponte e ripartono alleggeriti verso nord. Da un paio di settimane gli abitanti serbi kosovari di Brdjani (il Kroi i Vitakut albanese), si oppongono alla costruzione e ricostruzione delle case degli albanesi nel quartiere. I fumi dei gas lacrimogeni, lanciati dalle forze Eulex per contrastare l’avanzata dei manifestanti, arrivano fin dentro i giardini delle case e la gente lamenta la perdita di api e galline. Gli abitanti che tentano di oltrepassare la “linea gialla” vengono ostacolati amichevolmente dalla Kp- Kosovo Police, supportata dalle unità speciali del Rosu- Regional Operation Special Units.
“Vivo qui da tutta la vita – racconta
Milos – e da quando sono arrivati quelli dell’Eulex le pressioni nei nostri confronti sono aumentate. L’Unmik capiva la situazione, loro invece proteggono gli albanesi”.

Milos non rivela il cognome, lavora per l’ufficio sicurezza di un ministero e teme rivendicazioni. Vive in una casa sulla salita antistante la piazza, un bel giardino, curato e ricoperto dai fiori delle fragole. Davanti l’uscio, la madre Rada insieme alla sorella Sladana, lo aspettano di ritorno dalla manifestazione mattutina. “La linea gialla – spiega – è stata creata nel 2000 per separare le due comunità: finora non c’erano mai stati conflitti perchè entrambe le parti rispettavano l’accordo di non attraversamento. Gli scontri sono cominciati quando è arrivata l’Eulex: gli europei appoggiano gli albanesi nella costruzione delle case e noi ci sentiamo circondati”. Era già successo negli anni ’80, quando gli albanesi kosovari avevano cominciato a costruire nuove abitazioni intorno al villaggio, e succede nuovamente oggi. Lunedì scorso (11/05) però è arrivato l’accordo con i rappresentanti dell’Unmik e le proteste sono cessate: anche i serbi infatti potranno ricostruire le proprie case distrutte o danneggiate nella parte sud durante la guerra di dieci anni fa. “Ancora oggi – commenta Milos – molti serbi kosovari sono costretti a vivere nelle enclavi, costantemente terrorizzati dagli albanesi. Noi non abbiamo obbligato nessuno ad andarsene, anche durante i bombardamenti non si sono avuti scontri etnici. L’errore degli albanesi – conclude – è quello di voler sempre tutto. Il futuro è la negoziazione, mentre l’integrazione tra le nostre comunità è difficile e non so quanto realizzabile”.

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Kosovo, intervista Zannier

Giugno 7, 2009 · Lascia un Commento

“Lo status del Kosovo è una questione risolta in modo parziale”: a dirlo è il rappresentante del Segretario delle Nazioni Unite in Kosovo e capo dell’Unmik- United Nations Interim Administration Mission in Kosovo Lamberto Zannier.
Dopo il fallimento dei negoziati di Rambouillet e i settantotto giorni di bombardamenti Nato sul territorio, la Risoluzione Onu 1244 del 1999 ha dato inizio al protettorato delle Nazioni Unite in Kosovo, confermando sulla carta i diritti di sovranità di Belgrado sulla regione. La provincia è stata affidata ad un’amministrazione civile dell’Onu, l’Unmik, e ad un contingente militare guidato dalla Nato, la Kfor.
“Con i negoziati Pristina- Belgrado del 2006 sullo status definitivo della provincia – racconta il diplomatico friulano nel suo ufficio di Pristina – si è cercata una nuova Risoluzione che avrebbe portato alla conclusione della missione. Purtroppo il Consiglio di Sicurezza si è spaccato e il Kosovo si è dichiarato unilateralmente indipendente: un precedente pericoloso che ha aperto un contenzioso amministrativo di non facile gestione. Con l’occupazione delle istituzioni da parte del nuovo Stato kosovaro – continua Zannier – l’Unmik ha continuato a portare avanti, nella maniera più neutrale possibile, il dialogo con entrambe le parti scatenando pesanti critiche da parte dei kosovari”.
Dopo mesi di trattative tra il Segretario generale Onu Ban Ki- moon, Belgrado e Pristina, il Consiglio di sicurezza ha approvato, il 25 novembre scorso, il piano che ha dato il via libera alla missione Eulex- European Union Rule of Law Mission in Kosovo. Gli esperti europei hanno il compito di sostituire, gradualmente e in coordinamento con essa, la missione Unmik, operando per la riorganizzazione delle forze di polizia, delle dogane, del sistema giudiziario, dei trasporti e delle infrastrutture, confini e protezione del patrimonio culturale.
La bandiera Onu, i divani blu pastello e la cravatta mandarino del diplomatico, regalano un tocco di rilassato colore, svecchiando l’austerità dell’arredamento circostante.
Zannier, seduto in poltrona davanti una tazza di cappuccino, racconta gli sviluppi della missione: “Si è aperta la strada per la riconfigurazione dell’Unmik. Si prevede una riduzione del 90% del personale impegnato (5 mila a fine 2008), pur mantenendo un attivo ruolo politico perché è sempre necessaria un’interfaccia tra le autorità kosovare, quelle internazionali e quelle che ancora non hanno riconosciuto il nuovo Stato”.
La missione Eulex, anche se operante sotto l’ombrello della Risoluzione 1244 e con un approccio neutrale rispetto all’autoproclamata indipendenza di Pristina, non deriva da una risoluzione Onu e per tale ragione è contestata come illegale sia dalla Serbia sia dalla Russia. Attualmente i Paesi che hanno riconosciuto il Kosovo sono 58, un terzo dei Paesi membri delle Nazioni Unite, e tra questi anche l’Italia, impegnata sul territorio con contingente militare a Pec e con l’Msu- Multinational Specialized Unit dei Carabinieri a Pristina, cui contribuisce un contingente della Gendarmeria francese.
“A metà 2010 la Corte di Giustizia si esprimerà sulla legalità dell’autoproclamazione – continua Zannier – l’iter è lungo e l’opinione non è vincolante. I punti di vista sulla questione sono due: la dichiarazione è legale, e quindi compatibile con la 1244, o illegale. Coloro che hanno riconosciuto l’indipendenza sono stati mossi dalla convinzione che indietro non si sarebbe più potuti tornare”.
Con il sopravvenire dell’indipendenza, si è presentata anche la questione delle “leggi applicabili” per il Kosovo: “I regolamenti Unmik sono stati sostituiti da quelli kosovari – aggiunge con un’esemplificazione – da febbraio non esistono più le dogane ed è stato necessario cambiare i timbri Unmik convincendo i Kosovari a passare dalla prima dicitura “Repubblica Kosovo” a “Kosovo Customs”, anche se i serbi non sembrano ancora soddisfatti”.
La tensione vibra nell’aria frizzante. Leggenda vuole che il Kosovo sia la terra dei corvi: migliaia di fantasmi neri ricoprono il cielo quasi a ricordare che nulla è passato e che tutto è ancora aperto. Il tempo delle cicatrici non è ancora arrivato.

mercato, sabato mattina
Mitrovica, città multietnica nel nord del Kosovo, è il luogo simbolo di queste ferite: il ponte sul fiume Ibar la divide in due, albanesi kosovari a sud, serbi kosovari a nord. Nel quartiere di Brdjani (Kroi i Vitakut in albanese), da due settimane decine di manifestanti serbi si oppongono alla costruzione e ricostruzione delle case degli albanesi nella parte nord della città. I fumi dei gas lacrimogeni, lanciati dalle forze Eulex, arrivano fin dentro i giardini delle case, la gente lamenta la perdita di api e galline mentre l’avanzata serba verso la “linea gialla” viene interrotta a poche decine di metri dal traguardo dalla Kp- Kosovo Police, supportata dalle unità speciali del Rosu- Regional Operation Special Units. Oltre il confine, gli albanesi kosovari lavorano alla costruzione di sette nuove abitazioni: “Perché a loro è stato dato il permesso di costruire e noi invece non possiamo tornare alle nostre case a sud?” – si chiedono i serbi. L’accordo con i rappresentanti dell’Unmik è arrivato lunedì scorso ed ha portato ad una tregua delle proteste: anche ai serbi è stato infatti concesso di ricostruire le proprie case distrutte o danneggiate nella parte sud durante la guerra di dieci anni fa. Da una parte gli albanesi kosovari rivendicano il diritto di tornare alle proprie case distrutte durante la guerra del 1998- ’99, dall’altra i serbi kosovari temono l’espansione albanese verso il proprio esiguo spazio, per altro già spartito con le altre minoranze etniche, lamentando violenze ed una latente insicurezza.
“Le Nazioni Unite – commenta Zannier – non sono mai riuscite a creare un’amministrazione omogenea a nord, dove sono sopravissute le istituzioni locali o gestite direttamente da Belgrado. Tra i grandi problemi ancora da risolvere spicca quello della riconciliazione. Pur mancando un rapporto di causa- effetto, l’attuazione dell’Asa- Accordo di Stabilizzazione e Adesione all’Unione Europea, e la successiva entrata della Serbia, costituiranno certamente un valido aiuto anche ai fini della risoluzione del problema Kosovo”.

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La PARETE

Giugno 3, 2009 · Lascia un Commento

Il mio caporedattore mi ha passato un libro.
Forse avrà voglia di sondare la mia immaginazione o semplicemente chiedermi un finale al quale anche lui non ha trovato risposte.
La Parete mette i brividi. Alta fino a sfiorare il cielo, piatta, fredda e trasparente. Quasi non voglio immaginare la sensazione che ha provato la protagonista nel toccare quel muro di ghiaccio, e rendersi cosciente di esserne circondata, senza via di fuga. Un cane, diversi gatti, una mucca e il suo vitello le hanno tenuto compagnia per due anni e mezzo, in una valle alpina dimenticata dallo scorrere del tempo.
Una donna geniale attraverso la quale inevitabilmente s’intravede l’autrice, costretta a dimenticare il passato e il futuro per sfuggire al pensiero di un presente angosciante.
Aperta la porta dei sogni e scacciati i fantasmi, niente è più mostruoso di quel che appare. La Haushofer si sarà certamente fatta un gran bel viaggio, ma forse non ha pensato all’arrampicata.

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soldi, soldi, soldi

Maggio 29, 2009 · Lascia un Commento

Fonte Corriere On- line. L’Einaudi rifiuta di pubblicare “O Caderno”, l’ultimo libro di Saramago, perché il premio Nobel paragona Berlusconi (proprietario della casa editrice) ad un capo mafioso. “Nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?” – Si domanda Saramago – E come dargli torto?
Sono contenta però. Oggi scrivo di
SIGNORAGGIO. Non che di per sé l’argomento mi rallegri, ma sono in pochi a conoscerlo e una conferenza ne illustrerà meccanismi e conseguenze (Trieste, 4 giugno ore 11, Androna Campo Marzio).
Ad organizzarla ci hanno pensato un gruppo di studenti della facoltà di Lettere e Filosofia in collaborazione con Primit- Programma per la riforma monetaria italiana (www.primit.it).
E così, dopo le 
Doparie, anche oggi mi sento ottimista. Le teste ci sono e frullano.

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la Viarte è primavera!

Maggio 26, 2009 · Lascia un Commento

la salita

Sole, un monte da risalire e tutt’intorno terrazze ricoperte di vigne.
Una salita tappezzata di fermate, prati e giardini dove sentirsi a casa e brindare. L’occasione la dà la primavera e per un giorno si torna bambini. Vino, ciliegie e piedi scalzi. Cormòns, il Monte Quarin, l’ultima propaggine del Collio. Ogni anno i suoi abitanti fanno e si fanno un regalo: aprono la porta di casa, preparano lunghe tavolate in giardino, cucinano specialità casarecce e distribuiscono grandi calici di vino locale a prezzi rigorosamente popolari. Tutto per rendere giustizia alla bellezza di un monte alto appena 274 metri.
Lo spirito è fresco e mitteleuropeo, è lo spirito di una collettività che da dieci anni si riunisce senza guadagno per divertirsi e trascorrere una domenica tra amici. Il Quarin ringrazia e noi anche.

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Farsi agenzia, ovvero la lista dei lavori inutili

Maggio 19, 2009 · Lascia un Commento

(PARTE PRIMA). Tu che sganci la grana non devi pensare a nulla, facciamo tutto noi.
Stenditi, abbuffati, lobotomizzati. Non hai più niente da perdere, senso critico compreso ovviamente. Sai che pace.
Non serve più che ti scervelli su quale vestito indossare all’aperitivo sotto casa, ci pensa Lei, la personal shopper. E se poi mamma compie ottant’anni e pensi che l’ultimo modello di dentiera sarebbe un regalo utile ma triste, manda Lei, la tua personal shopper, a fare acquisti intelligenti. Tornerà con un vibratore trendy.
Di tempo non ce né mai abbastanza: il lavoro, la palestra, il solarium, le amiche.. Come si può pensare di passare anche in lavanderia a ritirare le mutande? Una badante non sarebbe una cattiva idea.

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Maggio 17, 2009 · Lascia un Commento

Sono alle prese con un nuovo giocattolo. Sinborderò festeggia oggi il suo primo giorno di vita e già mi diverto 

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